Stop in Panama

Racconto di Flavio & Pilar

Arrivammo a San Blas pochi giorni prima del Natale 2001.

Venivamo da San Andres dopo una traversata con poco vento, senza lode e senza infamia.

Un’altra tappa del nostro giro verso ovest. Come tanti altri naviganti guardavamo al canale di Panama come porta verso il sud pacifico, ma già un tarlo ci rodeva nella testa e qualche cosa mi diceva che quella porta forse non si sarebbe ancora aperta. Dubbi, pensieri e indecisioni sempre più mi giravano intorno ma per il momento lasciammo correre e ci focalizzammo nel goderci questo paradiso dimenticato dal mondo. Centinaia di isolette di palme e spiagge bianche.

Un paio di giorni prima era arrivato il Gilgamesh con il quale si navigava di conserva dal Rio Dulce, Guatemala. Carlo era partito da San Andres qualche giorno prima per prepararsi a ricevere in San Blas alcuni clienti che avevano affittato la barca per Natale. Cayos Holandes

Inoltre stavamo aspettando il Nomade di Paolo e Alessandra che veniva da Cartagena e c’eravamo dato appuntamento a Cayos Holandes dopo qualche anno che c’eravamo persi di vista.

Il grande reincontro, le feste, abbuffate, le pescate e tanto tempo per stare insieme e goderci questo meraviglioso arcipelago di Panama. Passano i mesi e siamo quasi nella stagione delle piogge… è ora di muoverci ma noi ci eravamo resi conto che non era ancora il momento per attraversare il canale e ognuno prese la sua rotta. Eravamo ad Aprile. Il Gilgamesh fece rotta per Cartagena, il Nomade per il nord e noi decidemmo di rimanere a Panama e andare a esplorare l’area di Bocas del Toro cui avevamo sentito parlare tempo addietro, quando eravamo in Guatemala. Allora non eravamo consci di quanto questa decisione avrebbe influito sui nostri seguenti dieci anni di vita.

I nostri tentennamenti sulla decisione di passare il canale per tuffarci nelle acque del Pacifico erano dovuti principalmente a questioni finanziarie. Il nostro conto in banca si era andato sempre più assottigliando. Vari i fattori che avevano influito e il più importante la continua rivalorizzazione del dollaro nei confronti della allora Lira. Ai Caribi si vive, si opera e si ragiona in dollari. Ci rendemmo conto che qualche inaspettata alta spesa ci avrebbe causato problemi non indifferenti e quindi decidemmo di dare un’occhiata se potevamo fare un break a rimpinguare le casse di bordo. Una serie di casualità ci mise sotto mano la possibilità di prendere la gestione di un ristorantino e in capo a due settimane eccoci trasformati da naviganti a ristoratori. Cominciammo con tanta voglia e con tutte le nostre forze di fronte a tanti interrogativi. Cominciava il bum di Panama e in sole poche settimane ci rendemmo conto che le cose andavamo benissimo, meglio di qualsiasi previsione e in men che non si dica “El Ultimo Refugio” (cosi si chiamava il ristorante) era già il più gettonato dell’ isola. El Ultimo Refugio Si viveva in barca (nella marina) e si andava al lavoro con il nostro tender. Detto cosi sembra facile ma abbiamo passato anche momenti duri. Dopo meno di un anno ci rendemmo conto che entravano soldi e che sarebbe stato buono investirli di qualche maniera. Tutti compravano terreni, iniziavano business, gente veniva da ogni parte del mondo ma a noi non ci piaceva Bocas del Toro.

A sola mezz’ora di volo, un’altra località di Panama iniziava a essere scoperta, questa volta in montagna, Boquete. Decidemmo di comprare un terreno lì e, dopo poco, anche di iniziare a costruire un piccolo hotel tipo aparthotel. E cosi fu con i proventi del ristorante e i pochi soldi della vendita del Pilar II (Capitolo triste da raccontare per separato) abbiamo costruito “La Via Lactea” e dopo poco meno di due anni dal nostro arrivo a Bocas del Toro eccoci partire di nuovo pero questa volta con il Ferry Locale e la nostra auto (comprata di seconda mano) caricata dei nostri pochi averi che erano usciti dai gavoni del “Pilar II”Cabanas La Via Lactea

E qui inizia il nuovo capitolo del nostro “Stop in Panama”. Finiamo con la costruzione dell’hotel, l’arredamento, i giardini e poi trovare personale imparare a districarsi in un paese che non è il proprio, insomma tutto nuovo per noi.

Quando l’hotel era già avviato e tutto funzionava, entravano soldi per stare tranquilli e i giorni delle veleggiate ai caraibi sembravano sempre più lontani, incominciammo di nuovo a sentire un richiamo lontano, forse non ci rendevamo conto ma qualcosa di nuovo dovevamo fare. Tentammo con la costruzione di una casetta in un terreno che avevamo comprato, ma ancora non eravamo soddisfatti. Si dovevamo di nuovo cambiare tema e cosi mettemmo in vendita l’Hotel (e anche la casetta) che nel giro di qualche mese trova un altro proprietario.

Cosi ci guardammo in faccia domandandoci “che faremo da grandi?”. Panama era sempre nel suo bum e allora il richiamo dell’oceano ci spinse a comprare un altro terreno questa volta sul Pacifico, Un paradiso …. E che ci facciamo adesso? Che cosa sappiamo fare oltre che navigare? Ho capito, costruiamo un altro hotel…. E così nasce “Seagullcove Lodge” . Totalmente differente, di lusso, con ristorante, piscina e tanto di molo e spiaggia privata. Siamo nel frattempo a gennaio 2007 e con l’hotel alle ultime finiture iniziamo a ricevere i primi clienti. Insomma siamo ritornati al mare ma in terra….. sembra che questo non e ciò a cui siamo destinati e allora? Seagullcove Lodge

Ci guardiamo in faccia con mia moglie e riflettiamo, ma non doveva essere un semplice stop per tirare su un po’ di soldi? E allora che facciamo qui con un hotel in Panama da dove vediamo barche di naviganti andare e venire spesso di passaggio per il Sud Pacifico? Decidiamoci dai! che se vendiamo questo abbiamo i soldi per ricominciare, per ripartire…. Per questo ci eravamo fermati a Panama, no?

Arriva la crisi economica mondiale non si vende niente e noi aspettiamo fiduciosi il compiere della nostra missione a Panama, fare i soldi per continuare, anche se con dieci anni in più … intanto fiduciosi e in attesa di un compratore guardiamo annunci di barche, principalmente catamarani.

Flavio & Pilar

 

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