La consegna del canale

‘Il canale è nostro!’ ha gridato la presidente Moscoso, ed effettivamente era così. Trentasei anni dopo che le dimostrazioni degli studenti a Panama avevano causato una rottura delle relazioni diplomatiche fra i due paesi e più di 22 anni dopo la promessa degli USA di restituire il canale di Panama, la consegna è infine avvenuta nel corso di un’assolata cerimonia il 31 dicembre 1999.

Nei giorni e nelle settimane che hanno seguito la cessione, le navi hanno attraversato il canale senza problemi, nessuna nazione straniera ha tentato di accaparrarselo e i panamensi hanno festeggiato.

Ricca di una storia abbastanza curiosa e interessante e di quella gallina dalle uova d’oro chiamata “Canale”, Panama inizia il terzo millennio con una certa tranquillità.

La democrazia – un filino “ballerina” come in tutti i Paesi dell’America centro meridionale – sembra tenere la cottura (beninteso, condita in “salsa latinoamericana”).

Nella capitale un coacervo di razze e genti, ogni angolo del mondo è rappresentato, convive senza problemi. Ma i propositi dei neo governanti sembrano buoni, almeno graficamente: appena atterrato a Panama il viaggiatore, poco fuori dall’aeroporto, viene convenientemente informato da una vistosa scritta “la corrupciòn genera pobreza” (la corruzione genera povertà).

 

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